Azienda liquida e design

 

Si sente sempre più spesso parlare di “azienda liquida” come qualità migliore che l’azienda di domani deve assolutamente possedere. Questa definizione nasce dal voler assimilare il comportamento dinamico di un’azienda a quello dell’acqua che si adatta al proprio recipiente.
Ci troviamo infatti a vivere un’epoca in cui i mutamenti sociali, politici ed economici sono talmente rapidi da non lasciare più spazio ad atteggiamenti rigidi o mentalità autoreferenziali. Guardare a se stessi, applicando meccanismi protezionistici legati a valori di storicità e tradizione in modo decontestualizzato rispetto al mondo in cui l’impresa opera, è un atteggiamento che porterà ad accrescere sempre più le distanze tra azienda e mercato, finanche a giungere al fallimento.
E’ quindi necessario volgere l’attenzione oltre il perimetro fisico dell’azienda, mantenendo costante l’attenzione sui mutamenti che si susseguono all’interno del mercato, e del contesto socio economico a cui ci si rivolge.
Sono quindi due le caratteristiche fondamentali individuate per l’azienda liquida:

– lavorare in un contesto che sappia accogliere in modo positivo nuove idee
– reclutare personale che rappresenti un reale valore aggiunto per l’azienda

Favorire la circolazione delle idee è quindi il primo passo. Evitare di strutturare il lavoro a compartimenti stagni, lasciando che qualunque idea circoli liberamente, anche se apparentemente priva di valore. Molto spesso infatti le idee più balzane sono il seme che qualcun altro in azienda raccoglierà, coltiverà e porterà a frutto con grande guadagno.
E’ poi necessario valutare in modo corretto le ambizioni e le capacità del personale. Persone giuste nei posti sbagliati o vice-versa non potranno che produrre meccanicamente risultati mediocri. Accade spesso che, già a breve distanza dall’assunzione, il curriculum di un collaboratore venga completamente dimenticato, relegando all’obblio interessi, capacità e competenze che potrebbero rappresentare una risorsa fondamentale per l’azienda, ma che forse, al momento dell’assunzione, non erano rilevanti.
In buona sostanza si tratta di trovare nei propri organi la capacità di innovarsi e mutare costantemente per rispondere alle esigenze dell’ambiente, esattamente come accade nell’evoluzione darwiniana di un qualunque essere vivente.
Strutture eccessivamente complesse necessitano, per loro natura, di tempi molto lunghi per attuare qualunque cambiamento e, nella loro complessità, possono far emergere situazioni eccessivamente eterogenee che non consentono un coordinamento globale del movimento. E’ quindi bene semplificare, eliminando ogni struttura superflua e snellendo al massimo i processi.
Nel mondo del design si sente spesso affermare che la perfezione si raggiunge non quando non vi è più nulla da aggiungere, bensì quando non vi è più nulla da togliere.

La liquidità di un’azienda si misura quindi sulla capacità del proprio staff nell’acquisire conoscenze, nell’applicarle flessibilmente per il raggiungimento di uno specifico obiettivo e di condividerle con i collaboratori in un contesto di mutuo supporto. Tutto ciò necessità di un’organizzazione che sappia monitorare con prontezza il contesto in cui opera l’azienda, definendo con estrema flessibilità le strategie da attuare per il raggiungimento del miglior risultato.
Naturalmente tutto ciò non può prescindere dal potenziamento di quelle che sono le relazioni; tanto quelle tra gli operatori interni quanto quelle rivolte all’esterno. E’ fondamentale infatti poter tessere una rete solida e stabile di rapporti con chi opera sullo steso mercato (o mercati affini) e con chi può fornire supporto tecnico e logistico all’impresa.
La necessità quindi di snellire al massimo le strutture e l’esigenza di importare continuamente innovazioni porta naturalmente l’azienda liquida a sostituire le proprie risorse interne troppo statiche con collaborazioni nuove o provenienti dall’esterno. In questo contesto troviamo possa trovare una posizione fondamentale il design. Ricordiamo infatti che ogni oggetto prodotto è frutto di un progetto e la sua capacità di raggiungere una fetta sempre più ampia di mercato è definita dalla “bontà” dell’idea progettuale.
Il designer diventa quindi prima di tutto un ricercatore, costantemente impegnato a monitorare non solo gli aspetti di “immagine” dei prodotti, ma soprattutto il substrato socio-economico a cui l’oggetto è destinato. In questa veste il designer si rapporta con l’azienda come portatore di innovazione, rappresentata da progetti che trovano, fin dalla loro embrionale ideazione, una precisa collocazione sul mercato. Ogni progetto deve infatti calarsi in modo perfetto all’interno del mondo in cui opera l’azienda e deve portare caratteristiche innovative che precorrano quanto proposto dalla concorrenza. Ciò è fondamentale per il successo dell’impresa sia che per il progetto ci si rivolga ad una risorsa interna, sia che si faccia riferimento a professionisti esterni.
Vorrei ricordare che l’innovazione del progetto non deve coinvolgere necessariamente solo il prodotto di un’azienda, ma che anzi deve trovare spazio anche all’interno dei processi, troppo spesso associati in modo esclusivo a schemi derivati puramente dal mondo economico-amministrativo. Il corretto design di processi o strutture organizzative può rivelarsi determinante al successo di un’impresa che deve mutare istantaneamente all’interno di un contesto estremamente dinamico e molto spesso la risposta a questa necessità non la si trova all’interno di sistemi codificati scolasticamente dalle facoltà di economia. In un contesto di circolazione di idee e di continua contaminazione, creatività ed economia possono fondersi dando origine alla progettazione di nuove strutture elastiche, funzionali alla razionalizzazione delle risorse e/o all’ottenimento del miglior risultato economico.

 

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